Chi, passando per corso Vittorio Emanuele, non si è mai chiesto a chi appartenesse la villa in stile liberty vicino alla stazione di Angri o quale fosse la sua storia? Questa elegante dimora era di proprietà di Erminia Varone, un'angrese nota come "a' Tibona".
Nata in una famiglia modesta, Erminia aveva coltivato il sogno di diventare cantante lirica. Dopo alcuni anni di studi di canto, tentò di entrare al prestigioso Teatro San Carlo di Napoli, ma il provino non ebbe successo. Tuttavia, affascinata dal lusso e dalla vita mondana, iniziò a dedicarsi, grazie anche alla sua avvenenza, a uno dei mestieri più antichi del mondo.
In breve tempo Erminia divenne una figura molto apprezzata, soprattutto nei salotti della Napoli bene. Con i proventi della sua attività, decise di far costruire ad Angri, il suo paese d'origine, una villa per accogliere i suoi clienti con discrezione e lusso.
La costruzione della villa fu affidata ai migliori artigiani dell'epoca e costò circa trentamila lire, una somma considerevole per l’epoca.
La villa contava tre stanze al piano terra e una torretta decorata con putti e vari affreschi. Sul retro della casa, vi era una piccola piscina.
Dopo alcuni anni Erminia Varone decise di trasferirsi definitivamente a Napoli. A Napoli visse fino alla morte, ma fu sepolta ad Angri.
Nel 1929, la villa fu acquistata dai fratelli Vitelli, fondatori dell’Elvea, e divenne la residenza dei direttori della fabbrica e delle loro famiglie. Successivamente, il gruppo di Antonino Russo la rilevò, ma l'edificio rimase abbandonato per decenni. Oggi, la villa, che è sempre una proprietà privata, è in fase di ristrutturazione.
