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La Festa di "Gaetano Marra" - Opera in Onore di San Giovanni Battista

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La Festa  tratto da un racconto di Gaetano Marra

San Giovanni

Cento e cento pali azzurri alzati sotto il cielo quieto di giugno per le luminarie nel paese.  Sventolanti bandiere e freschi

festoni di mortella, da palo a palo, portavano nella via l'aria della festa con l'acre odore di selva di Casa Lanario.

E  mastro Pietro, il sarto che aveva studiato taglio in città, al limitare della sua bottega, in camicia bianca  e panciotto di panno scuro  ricoperto di fili di cotone, con le mani ingombre dal quarto della giacca in confezione, usciva a misurare con occhio esperto il disegno e la caduta a piombo dell'arcata  di lampadine.  Ritornato al suo bancone da lavoro, anticipava, poi, con straordinaria  abilità delle labbra, i pezzi di bravura  del solista  di cornetta  della banda  musicale  in arrivo sulla cassa armonica, estemporanea  ribalta allestita  nella strozzatura di una strada incassata tra le mura della vecchia fabbrica e due caseggiati.

Di  sera, nel firmamento blu, sotto mille stelle rutilanti, i voli silenziosi  degli scarabei  rinoceronti. I ragazzi li catturavano  per  incastrare un piccolissimo cero acceso sul loro minuscolo corno; poi  cantilenavano: «Vaccarella di san Giovanni, scendi in terra  e fatti  santa...».

Dalle siepi, trepide di sospiri, il violino monocorde dei grilli strimpellava la serenata.

Dopo la giornata  di fatica, lo zappatore  era tornato nel suo cortile ed, inerte,  con i  gomiti poggiati  sulle  ginocchia, sedeva  sulla  pietra accanto al pozzo sbrecciato.

Un  sospiro di vento portava nel budello delle case grigie  e basse la cadenza  monotona del bindolo che  ancora  dissetava  gli  orti. L'odore della terra bagnata dal fresco rigoglio di acque nostrane si mescolava al fumo dei fusti di pannocchia bruciati sotto la pentola, davanti al basso, cuocere pasta e patate. Col collo infilato nel sacco della biada, poco discosto, il cavallo batteva lo zoccolo sul basolo.  I lunghi silenzi erano rotti  dal lamentoso  guaire  di  cani  alla  catena  dinanzi ai  pollai  delle masserie.

La  problematica della festa  non era avvertita  dalla gente di campagna, che aveva il problema primario del pomodoro e del granone, dopo l'annata  dei  cavolifiori  e  delle  patate. Della  festa  si  parlava,  prima e dopo, nel salone del barbiere e nella bottega del mastro scarparo, giudi ci senz'appello di maestri  d'orchestra  e fuochisti di nome.

Solo i mastri veraci sapevano  dire come e quando dovevano «entrare» gli ottoni sull'ondata leggera dei clarini della banda musicale e giudicavano financo il gesto del maestro direttore d'orchestra.  Della bomba in aria, poi, misuravano la potenza ed il colore, la «spaccata» ed il contraccolpo  a terra.  Tra i  diversi barbieri, scarpari  e cucitori venivano fuori  i  «patiti»  di  Gioia  del  Colle  o Squinzano  (le  bande  pugliesi più osannate);  di Perfetto oVallefuoco (i «cavalieri»  dell'arte  pirotecnica).

Discorso facendo, si mettevano a misura i vestiti che i paesani avrebbero indossato la sera della festa, sotto le luci policrome delle arcate.

Tutti vestiti a nuovo, dal paese o dalla campagna, con le scarpe nuove lavorate  dalla mano del mastro, per l'invidia dei vicini  di paese che diffondevano la fandonia dello «schizzo» di pomodoro sulla camicia di bucato, a dimostrazione dell'avvenuta consumazione del pranzo festivo a base di braciole legate col ferro filato.

I  diversi  rioni  preparavano  il  maio  per  la  processione  del  san Giovanniello (la statua d'argento  di serie «B» del Patrono San Giovanni vecchio), che doveva raccogliere  la frutta primaticcia della  campagna.

assistente  della  Congrega,  dava  «luce»  alle  sue  insegne,  preparandosi per la processione  secondo  un  rito  che  aveva  i l sapore  dei  secoli.

Sul terreno  gibboso  della piazza grande, carovane  di carrozzoni portavano  le  attrazioni, i l Circo  equestre  di Bombicchio  (sei quadrupedi; l'acrobata;  Bagonghi;  i l  fine  dicitore  che  strappava  l'applauso  quando cantava «Zappatore»; la sciantosetta,  precorritrice  della moda della m i n i  gonna; una  donnacannone)   tra  giostre  di legno,  sgargianti  di colore  e di  specchietti  rilucenti; i l tiro  a segno  per  la  serata  «brava»  dei  giova Qotti (ad ogni lampadina impallinata dal colpo  di fucile, un'occhiata  ed un  approccio  con  la «forestiera»,  ragazza  del  baraccone).

Nella stessa piazza le bancarelle dei venditori di carne cotta(piedi e muso bovini, bolliti e spruzzati di limone e pepe) e di cozze sporgenti da lucenti teglie infiorate.

Per giornate intere, in ogni strada, le note del pianino, in volo come farfalle a raggiungere finestre e balconi, per la novena al patrono:

San Giovanni che sei nei cieli….

 

(Disegno di Luigi Giordano)

San Giovanni

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Giuseppe

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